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MILAN ICONS

  Art Print

"Milan Icons. Una città in mostra" è l'esposizione che si è tenuta dall'11 al 13 maggio 2017 presso Hellisbook, in via Losanna, a Milano.

Sono state esposte 18 stampe su alluminio con un'introdizione di Alessandra Filippi, storica dell'arte. Per chi fosse interessato all'acquisto contattateci, vi risponderemo subito.

Milano, una città da vedere.

 

Capitale morale dello stivale fin dai tempi dell’Unità d’Italia, diventata negli anni Ottanta città da bere, con l’arrivo del terzo Millennio Milano ha conquistato l’ambito e imprevedibile titolo di Città da vedere. Se qualcuno lo avesse pronosticato anche solo cinque anni fa non sarebbe mai stato preso sul serio. Eppure è andata così e oggi il capoluogo lombardo scala le classifiche delle città da visitare e lo fa alla velocità che le è consueta, con energia e intraprendenza da vendere.

Passeggiare fra le strade del centro, perdersi nei suoi parchi – perché a dispetto del luogo comune che la vuole senza verde, lei invece ne è ricchissima – ammirare le austere fronti dei suoi palazzi, un manuale di architettura a cielo aperto che arriva fino ai nostri giorni, è un’esperienza che regala inattesi stupori.

Un po’ come quelli che si provano di fronte alle immagini iconiche di Fabio Meroni che con il suo progetto Milan Icons ha messo in luce l’infinita bellezza degli edifici di questa città cogliendone i tratti più evocativi, trasformandoli in oggetti del desiderio, gioiosi e variopinti.

Procede per sottrazione Meroni, e nella migliore tradizione milanese elimina ogni orpello, ogni segno di troppo, costringendo anche il più distratto degli osservatori a cogliere l’anima e il carattere di ogni palazzo. Potremmo arrivare a dire che la sua è una raccolta di “Tipi architettonici” non molto dissimile da quella dei “Tipi psicologici” di Jung. A ogni facciata corrisponde un personalità, una caratteristica della città che mette in scena. Una visione urbana che copre più di 600 anni di storia: chiese, stazioni, castelli, palazzi, archi trionfali e, immancabili nel panorama architettonico meneghino, i grattacieli.

La semplice fronte a capanna con l’articolata tribuna bramantesca di Santa Maria delle Grazie è la migliore rappresentazione della sobrietà giocosa e inaspettatamente opulenta della Milano sforzesca. Fa il paio con la mole del Castello Sforzesco che nella rappresentazione di Meroni diventa una rocca fiabesca. Proprio come doveva apparire a chi la visitava nel Quattrocento, quando fra le sue mura si aggirava Leonardo, al quale Ludovico il Moro aveva affidato il compito di affrescare alcune sale. Lo splendore espresso nel rigore.

E poi la sapienza, concentrata nel complesso di Brera, dove arte, botanica, astronomia, studio e conoscenza convivono da secoli. Verde, come il suo poetico Orto Botanico che le fa cornice. Perché a Milano non è vero che i giardini non ci sono. Basta solo saperli trovare.

Fra un palazzo che assomiglia a una navicella spaziale, l’Istituto Ronzoni a Città Studi, le “torri gemelle” di piazza Piemonte, campionesse di eclettismo, simili a due grandi alberghi Belle Epoque cresciuti troppo in altezza, fa capolino la casa del Manzoni a piazza Belgiojoso, dal carattere schivo e rigoroso, sebbene non privo di orpelli, dietro la quale si cela una storia fatta di parsimonia e oculata gestione delle risorse.

C’è poi chi sembra una cosa e poi invece è un’altra, come l’Arco della Pace, nato per festeggiare le bellicose conquiste di Napoleone, caduto in disgrazia prima che venisse ultimato. Ci pensano gli austriaci quando ritornano a farlo, mutandone la dedicazione. Non è un caso se verso la città volgono lo sguardo Minerva, Marte, Ercole e Apollo: una summa, chissà quanto involontaria, dei tratti salienti degli abitanti di questa città. Ai quali è bene aggiungere concretezza e operosità, ben testimoniate dalle stazioni, punti di arrivo e partenza di una rete capillare di strade ferrate e di un fiume incessante di passeggeri e merci. Simbolo ineguagliabile della trionfante era industriale, del boom economico. Oggi più che mai centro di gravità del futuro sviluppo urbanistico.

Milano è sempre stata contemporanea, e questa è la sua grande incredibile risorsa: San Francesco al Fopponino, piccolo gioiello di Gio Ponti, la Torre Velasca del collettivo BBPR, capolavoro indiscusso dell’architettura del XX secolo, l’Unicredit Pavilion di Michele De Lucchi, fino ad arrivare al Bosco Verticale di Stefano Boeri, sono la prova della vocazione a salire, a sfidare i propri limiti e dimensioni che questa città ha sempre avuto nel suo DNA.

Un DNA che Fabio Meroni, nei suoi pazienti e mirati vagabondaggi in città ha saputo raccogliere e, novello Marcovaldo, raccontare dimostrando così che Milano è una città da vedere e ancor più da amare.

—  Manuela Alessandra Filippi

Città Nascosta Milano

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